Piemonte
Sei curiosità di Torino che i torinesi stessi dimenticano
La redazione · Pubblicato il

Torino nasconde oggi sei curiosità che vanno ben oltre il centro barocco della Piazza San Carlo, fino a Collegno, alla sua porta ovest. Alcune dormono sotto il selciato da duemila anni, altre si leggono ancora su una facciata o nel nome di un palazzo. Sei curiosità di Torino da guardare prima di scoprire cosa succede in città questa settimana.
Sotto la piazza, duemila anni di Torino
Piazza San Carlo, con i suoi portici e le due chiese gemelle, fa da salotto alla città dal Seicento. Nessuno si aspettava di trovare granché sotto di essa. Nel 2004 e nel 2005, i lavori di un parcheggio sotterraneo portano alla luce le fondamenta di un edificio romano, e poi una piccola necropoli di ventisei tombe su circa mille metri quadrati. MuseoTorino, l’enciclopedia storica della città, ne conserva il dossier completo. La piazza che i torinesi attraversano per andare al bar poggia dunque su un cimitero antico, richiuso senza una parola sul programma delle visite.
A poche vie di distanza, un’altra traccia romana si vede invece a cielo aperto. La Porta Palatina, all’estremità nord del centro storico, resta la porta urbana romana meglio conservata d’Europa, costruita nel primo secolo nel punto in cui il cardo maximus incontrava le mura. Il Medioevo sopraeleva la muratura romana senza mai distruggerla, tra il Trecento e il Quattrocento, per aggiungervi un cammino di ronda. La doppia torre di mattoni che ne risulta si visita gratuitamente, a due passi dal mercato coperto di Porta Palazzo.
Facciate che non raccontano quello che si crede
All’angolo tra corso San Maurizio e via Giulia di Barolo, nel quartiere di Vanchiglia, la casa più stretta di Torino si incunea tra due edifici, con la sua facciata giallo ocra di cinquantaquattro centimetri di larghezza. Torino la chiama la fetta di polenta, per la sua forma triangolare e il suo colore. L’architetto piemontese Alessandro Antonelli, che ha appena raso al suolo la vicina Casa Colomba per allargare la strada, costruisce questa casa nel 1840 sulla striscia di terreno troppo stretta rimasta, e vi abita con la moglie Francesca Scaccabarozzi, di cui non si conosce né il mestiere né la città d’origine, solo il nome che resta sulla facciata, Casa Scaccabarozzi. Nessun altro osa abitarci, per paura che la costruzione crolli.
Lo stesso Antonelli firma, a poche vie da Piazza Castello, il simbolo di Torino, la Mole Antonelliana, oggi sede del museo nazionale del cinema. Non doveva però essere né un cinema né tantomeno un monumento civile. La comunità ebraica della città gliela commissiona nel 1862 come sinagoga, con una cupola prevista a quarantasette metri. Antonelli rivede il progetto al rialzo per tutto il cantiere, fino a centododici metri, più del doppio del progetto iniziale, e la comunità, con i fondi esauriti e il risultato irriconoscibile, arriva a una committenza ritirata. La città riprende i lavori nel 1877 e completa un edificio senza alcun rapporto con la sinagoga immaginata quindici anni prima.
La città che ha fatto l’Italia, fin nei suoi sobborghi
Palazzo Carignano, sulla piazza omonima nel cuore del centro storico, con la sua facciata di mattoni ondulata disegnata dall’architetto Guarino Guarini, attivo a Torino nel Seicento, vede nascere Vittorio Emanuele II il 14 marzo 1820, futuro primo re di un’Italia unificata. Lo stesso edificio ospita nel 1848 la camera dei deputati del Parlamento subalpino degli Stati Sabaudi, e poi, dal 1861 al 1864, il primissimo Parlamento del regno d’Italia, prima che la capitale parta per Firenze. Oggi ospita il museo nazionale del Risorgimento, che occupa il piano nobile dal 1938.
La storia politica di Torino non si ferma ai suoi palazzi del centro. A Collegno, all’uscita ovest della città, l’industriale svizzero Napoleone Leumann fa costruire tra il 1876 e il 1912, attorno al suo cotonificio, un’utopia industriale in scala reale: scuola, chiesa, bagni, cooperativa, case individuali con giardino. Meno conosciuto di Crespi d’Adda, in Lombardia, iscritto all’Unesco per la stessa ambizione industriale, il Villaggio Leumann resta protetto dalla soprintendenza del Piemonte, trasformato in ecomuseo dal Comune di Collegno, e annoverato dal ministero della Cultura tra gli esempi meglio conservati di archeologia industriale del paese. Ci si entra oggi come in una piccola città modello rimasta intatta, a un tram da Piazza Castello.
Niente di tutto questo si nasconde, solo nessuno lo racconta più.
LEGGI ANCHE: tutto quello che succede a Torino questa settimana.