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Cinque curiosità di Chambéry che nemmeno i savoiardi conoscono

La redazione · Pubblicato il

Curiosités Chambéry

Chambéry nasconde oggi cinque curiosità che sfuggono anche a chi ci è cresciuto, dal centro barocco della città vecchia fino alla campagna dove visse Rousseau. C’è chi si ferma davanti a una fontana senza notare cosa le manca, chi entra in una cattedrale senza mai alzare lo sguardo al soffitto. Cinque curiosità di Chambéry da guardare prima di scoprire cosa succede in città questa settimana.

Una fontana con un segreto dietro

Nel cuore di Chambéry, all’incrocio tra il centro storico e i boulevard ottocenteschi, la Fontaine des Éléphants celebra dal 1838 il conte e generale Benoît di Boigne, nato in città nel 1751: soldato, esploratore e uomo d’affari, attraversa l’Europa e poi l’Oriente prima di fare fortuna in India, e ne lascia un terzo alla sua città natale alla morte, nel 1830. Il monumento si chiamava all’inizio colonna di Boigne, prima che i suoi quattro elefanti, richiamo alla carriera indiana del generale, dessero alla fontana il nome con cui Chambéry la conosce oggi. Sono sempre gli elefanti a valerle il soprannome più diffuso, i quattro senza sedere: le statue si fermano a metà, prive del posteriore. Scolpiti solo di fronte e saldati al monumento centrale, non hanno mai avuto un posteriore: ciò che manca non è andato perduto, non è mai esistito.

Due edifici religiosi, due sorprese nascoste

Nella Sainte-Chapelle del castello dei duchi di Savoia, costruita tra il 1408 e il 1430 sotto il duca Amedeo VIII dal capomastro Nicolet Robert, la torre Yolande custodisce un grande carillon di settanta campane, fuso nel 1993 dalla fonderia Paccard in un anno e mezzo di lavoro continuo, il che gli dà una tonalità d’insieme rara per uno strumento di queste dimensioni. Secondo l’ufficio del turismo Chambéry Montagnes, è il più grande carillon di Francia e l’ottavo al mondo. La cappella stessa ha ospitato, dal 1502 al 1578, la Sindone, oggi conservata a Torino, che le dà il nome attuale.

Poco distante, la cattedrale di San Francesco di Sales alza lo sguardo del visitatore verso un inganno dipinto, il più vasto decoro dipinto d’Europa secondo Chambéry Montagnes. Le pareti e le volte, che sembrano intagliate in stile gotico fiammeggiante, sono in realtà interamente dipinte, da Casimir Vicario, nel 1834. Un solo inganno che regge da quasi due secoli, su un edificio che comincia la sua vita in modo ben più modesto, come chiesa del convento dei Francescani, iniziata nel 1418 e completata nel 1587, cattedrale solo dal 1779.

Dove si nascondeva la città, dove si nascondeva Rousseau

Il centro storico di Chambéry conta ancora oggi una centinaia di passaggi coperti, chiamati anche traboule, corridoi che attraversano i palazzi nobiliari da una strada all’altra. Nati nel Medioevo per muoversi al riparo dal maltempo, servivano anche a circolare senza farsi vedere da una corte all’altra della città, lontano dagli sguardi di una via principale. La rete, rimasta quasi intatta, disegna oggi una Chambéry parallela, che si intuisce solo spingendo le porte giuste.

A pochi chilometri dal centro, nel vallone delle Charmettes, lo scrittore ginevrino Jean-Jacques Rousseau vive dal 1736 al 1742 insieme alla baronessa svizzera Françoise-Louise de Warens, sei anni che racconterà nei libri quinto e sesto delle sue Confessioni e nella decima delle sue Fantasticherie del passeggiatore solitario. La casa, classificata monumento storico dal 1905 e di proprietà del Comune di Chambéry da allora, è oggi iscritta come musée de France nella banca dati del ministero della Cultura, e conserva ancora il giardino botanico dove Rousseau scopre la passione per la botanica, che non lo lascerà più.

Niente di tutto questo è un segreto, solo qualcosa che si guarda senza vedere.

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