Savoia
Sette curiosità di Annecy che nemmeno i savoiardi conoscono
La redazione · Pubblicato il

Annecy nasconde oggi sette curiosità che vanno oltre la cartolina del lago: due donne a lungo taciute dalla storia, un duca diventato papa, un vescovo la cui influenza attraversa l’Atlantico, due uomini nati alle sue porte che hanno segnato il Piemonte, e una fabbrica scomparsa dalle sue banchine. Sette curiosità di Annecy da guardare prima di scoprire cosa succede in città questa settimana.
Due donne che non si raccontano
Rosalie Montmasson nasce nel 1823 a Saint-Jorioz, sulla riva del lago. Stiratrice a Torino dal 1849, vi incontra l’esule siciliano Francesco Crispi, che sposa a Malta nel 1854, poi diventa l’unica donna tra i Mille di Garibaldi, imbarcata travestita da uomo per la spedizione che unifica l’Italia, sbarcando a Marsala nel maggio 1860 e curando i feriti a Vita, Salemi e Alcamo. Crispi, diventato ministro, sposa civilmente un’altra donna nel 1878, sostiene la nullità del matrimonio di Malta quando la stampa lo accusa di bigamia, e deve dimettersi (Treccani). Rosalie muore a Roma nel 1904, con un vitalizio della Casa reale come unico riconoscimento. In un secolo del tutto diverso, Marguerite Frichelet-Avet, domestica istruita di Thônes, rifornisce i contadini della valle insorti nel 1793 contro le truppe rivoluzionarie francesi, è accusata di aver suonato a martello, giudicata ad Annecy senza difensore e fucilata il 18 maggio sul Champ-de-Mars, l’attuale Pâquier, una resistenza che chi passeggia sul Pâquier non sospetta.
Un duca diventato papa, un vescovo che conquista l’America Latina
Amedeo VIII, duca di Savoia e benefattore di Annecy, si ritira dalla vita pubblica nel 1434 per condurre vita eremitica al castello di Ripaille, prima di essere eletto, nel 1439, l’ultimo antipapa della storia con il nome di Felice V, da un concilio che contesta l’autorità del papa di Roma. Un secolo e mezzo dopo, Francesco di Sales diventa vescovo di Ginevra, una carica che esercita da Annecy invece che da una città passata alla Riforma, dal 1602 al 1622, e vi fonda l’ordine della Visitazione con Jeanne de Chantal. Il piemontese Giovanni Bosco conosce la sua opera e ne sceglie il nome nel 1859 per fondare a Torino la congregazione dei Salesiani, che si occupa dell’educazione dei ragazzi poveri prima di diffondersi fino in America Latina, dove conta oggi centinaia di scuole. Un’influenza nata ad Annecy, passata per Torino, ripartita verso un altro continente, due secoli dopo la morte del vescovo che non ne ha mai saputo nulla.
Due uomini nati alle porte del lago che hanno segnato il Piemonte
Claude Gabriel de Launay nasce nel 1786 a Duingt, sulla riva del lago. Diventa viceré di Sardegna, incaricato di governare l’isola in nome del sovrano rimasto sul continente, e poi, brevemente nel 1849, presidente del Consiglio degli Stati Sabaudi, l’equivalente di un primo ministro, con Torino come capitale e non Parigi. Germain Sommeiller, nato a Saint-Jeoire in Faucigny e laureato a Torino nel 1841, dirige lo scavo del traforo del Moncenisio, il primo grande traforo alpino al mondo, che richiede più di un decennio di lavori nella roccia. Nel 1860, quando la Savoia diventa francese con il trattato che la annette alla Francia, rifiuta una scelta presentata come automatica, la cittadinanza francese, e sceglie di restare sardo, prima di diventare italiano nel 1861 con la nascita del regno, senza mai tornare su quel primo rifiuto.
Una cioccolateria scomparsa dalla banchina
Nel 1896, Maxime-Antoine Ruphy fonda la cioccolateria dei Marquisats sulla banchina della Tournette. Ceduta nel 1905 al cugino Charles Ruphy e ribattezzata Chocolaterie d’Annecy per vendere meglio all’estero, lavora cinque tipi di fave e impiega un centinaio di operai al suo apice, producendo fondenti, tavolette e cacao in polvere venduti in confezioni che mostrano le rive del lago e lo stemma della città. Vince un grand prix all’Esposizione internazionale dell’alimentazione di Lione nel 1913, la consacrazione di un’impresa savoiarda di fronte alle grandi case del settore. La Seconda guerra mondiale interrompe la produzione; l’attività riprende poi, ma le difficoltà economiche hanno la meglio sulla fabbrica, che chiude definitivamente nel 1953. La città rileva gli edifici l’anno seguente, prima di demolirli nel 1971. Oggi non ne resta nulla sulla banchina, una gloria zuccherina scomparsa senza lasciare traccia, se non il ricordo di una confezione che mostrava le rive del lago.
Sette storie, una città che ha fatto ben più che fabbricare cartoline.
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