Contea di Nizza
Tre curiosità di Nizza che nemmeno i nizzardi conoscono
La redazione · Pubblicato il

Nizza nasconde oggi curiosità che vanno oltre la Promenade des Anglais: un assedio condotto da due potenze che raramente si associano, una cucina venuta dall’altra parte del mare, e vie disegnate sul modello di una città che non si indovina al primo sguardo. Tre fili, una sola storia: quella di una contea a lungo rivolta verso l’Italia più che verso la Francia. Tre curiosità di Nizza da capire prima di scoprire cosa succede in città questa settimana.
Un assedio condotto da due potenze che non si associano
Nell’agosto del 1543, Nizza subisce un assedio condotto da un’alleanza franco-ottomana: le truppe di Francesco I e quelle di Solimano il Magnifico combattono fianco a fianco contro la città, allora sabauda, nel quadro di un’alleanza conclusa tre anni prima tra il re di Francia e il sultano contro l’imperatore Carlo V. Un regno cattolico e l’Impero ottomano uniti contro lo stesso bastione, un fatto che la storia scolastica spesso semplifica conservando solo uno dei due campi. La città resiste diverse settimane prima che l’assedio venga tolto, con il castello che tiene duro anche dopo la resa della città bassa. Nizza onora ancora oggi, ogni anno, in rue Sincaire, la sua figura leggendaria della resistenza, Catherine Ségurane, la lavandaia che avrebbe respinto il nemico con la sua asse da bucato il 15 agosto 1543, simbolo di una città che ha tenuto testa a due potenze insieme.
Una cucina venuta dall’altra parte del mare
La socca discende dalla farinata genovese, una focaccia di ceci portata dai marinai liguri e adattata nei quartieri popolari nizzardi, dove diventa un piatto di strada economico, cotto a legna in grandi teglie rotonde. La pissaladière discende probabilmente da una ricetta genovese della fine del Quattrocento, secondo l’ufficio del turismo, cugina della piscialandrea che la Liguria chiama così dall’ammiraglio genovese Andrea Doria: pasta di pane, cipolle stufate lentamente, olive e acciughe, una ricetta tramandata di generazione in generazione nelle famiglie nizzarde piuttosto che scritta in un libro di cucina. Entrambi i piatti viaggiano sulla stessa rotta dello stoccafisso, il merluzzo essiccato venuto dalla Norvegia via i porti di Genova, diventato anch’esso un piatto identitario della contea con il nome di estocaficada. Tre ricette che si credono tipicamente nizzarde e che portano in realtà un’eredità genovese vecchia di secoli, arrivata per mare piuttosto che dai libri di storia.
Vie disegnate sul modello di un’altra città
Nel 1832, il re Carlo Alberto crea il Consiglio d’Ornato, una commissione incaricata di regolare l’architettura di Nizza, allora città degli Stati Sabaudi, imponendo altezze, allineamenti e facciate sullo stesso modello già applicato a Torino dal regno precedente. Il risultato si legge ancora oggi nelle facciate ocra e nei portici del centro storico, disegnati su quello stesso modello torinese piuttosto che su una tradizione puramente nizzarda. Già nel 1782, l’architetto Pietro Bonvicini costruisce la porta di Torino, copiata su una delle porte regie della capitale, a segnare l’inizio della strada regia che collega le due città attraverso il colle di Tenda. La porta viene demolita nel 1848 per lasciare spazio all’espansione della città, ma il gesto urbano che annunciava, una capitale di provincia pensata da Torino, è sopravvissuto ben oltre di essa, fino nel tracciato delle vie che oggi si percorrono senza saperlo.
Niente di tutto questo si vede su una cartolina, solo in ciò che si prende il tempo di leggere.
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