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Plaisirs de Culture 2026 in Valle d’Aosta: nove giorni di patrimonio, dal 19 al 27 settembre

La redazione · Pubblicato il

Affiche officielle de Plaisirs de Culture 2026 : l'arc d'Auguste à Aoste

La Valle d’Aosta partecipa alle Giornate Europee del Patrimonio con la quattordicesima edizione di Plaisirs de Culture, da sabato 19 a domenica 27 settembre 2026. La Regione autonoma, che la organizza, annuncia circa settanta iniziative preparate con nove comuni e trentotto partner, e un calendario che tocca più di venti comuni, da Courmayeur a Pont-Saint-Martin e da Aosta alle due Gressoney. Il tema dell’anno sta in una frase: « Patrimonio a rischio. Rinnovare, resistere, reinventare ».

Nove giorni, e otto castelli a ingresso gratuito

Nel resto d’Italia le Giornate cadono sabato 26 e domenica 27 settembre, in Francia si sono svolte il 19 e il 20. La Valle d’Aosta tiene insieme i due fine settimana e la settimana che li separa. Per tutti e nove i giorni otto castelli aprono senza biglietto, dalle 9 alle 19:

  • il castello di Fénis
  • il castello di Issogne
  • il castello di Verrès
  • il castello di Aymavilles
  • il Castello Reale di Sarre
  • il castello Sarriod de La Tour, a Saint-Pierre
  • il Castel Savoia, a Gressoney-Saint-Jean
  • il Castello Gamba, a Châtillon, sede di un museo di arte moderna e contemporanea

Ad Aosta l’ingresso è libero anche al teatro romano, al criptoportico forense, alla chiesa paleocristiana di San Lorenzo, al Museo Archeologico Regionale e al MegaMuseo (il museo archeologico contemporaneo della città). Il resto del programma si divide tra visite, incontri, spettacoli e laboratori per le famiglie, per lo più gratuiti e il più delle volte su prenotazione: la brochure della Regione indica per ciascuno il numero da chiamare e i posti disponibili.

L'edizione 2026 di Plaisirs de Culture si è svolta dal 19 al 27 settembre. La rassegna torna in Valle d'Aosta nel 2027; questa pagina si riempirà di nuovo non appena la Regione pubblicherà il programma.

Issogne, un cantiere da visitare

Il tema porta a parlare di restauro, e il castello di Issogne ne fa il suo argomento: da martedì 22 a venerdì 25 ospita una visita ogni giorno. La Fontana del melograno, simbolo del castello, esce da un restauro condotto con il Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale, alle porte di Torino; si visita giovedì 24 alle 16.30 e alle 17.30. Mercoledì 23 e venerdì 25, alle stesse ore, un’altra visita mostra le decorazioni dipinte del cortile e del giardino, il cui restauro si è appena concluso.

Il filo prosegue altrove. Sabato 26, a Gressoney-Saint-Jean, l’architetto Mariagiovanna Casagrande, direttore dei lavori della cappella di San Giuseppe, la presenta al pubblico, al termine di un cantiere durato dieci anni. Lo stesso giorno, a Montjovet, il castello di Saint-Germain, di norma chiuso ai visitatori, apre per mostrare le prime indagini archeologiche al suo interno; per salirci servono scarpe da montagna. A Villeneuve la Fondation Grand Paradis guida una visita alla rocca di Châtel-Argent, che il programma descrive come un patrimonio che continua a vivere proprio attraverso la sua incompletezza.

Da Nizza ad Annecy, i fili del programma

Diversi appuntamenti guardano oltre la valle. Al Museo Archeologico Regionale di Aosta la mostra dedicata a Marc Chagall riunisce opere arrivate dal Musée national Marc Chagall di Nizza; una visita guidata la presenta mercoledì 23 alle 17. Lo stesso pomeriggio, a Gressan, l’Académie Saint-Anselme apre la sua sede per presentare un progetto ALCOTRA che coinvolge da un lato l’Università della Valle d’Aosta, dall’altro l’Académie florimontane di Annecy e l’Université Savoie Mont Blanc.

Sempre mercoledì 23, l’Archivio storico regionale ricorda i 490 anni del Conseil des Commis. Nato il 7 marzo 1536, quando il duca di Savoia era indebolito e la Riforma protestante si allargava, questo organo di autogoverno del Pays d’Aoste ha pesato sulla politica valdostana per oltre due secoli.

Un tema europeo, tre traduzioni

Il tema comune delle Giornate Europee del Patrimonio si intitola quest’anno, in inglese, « Heritage at Risk: Revive, Resist, Reimagine ». Il Ministero della Cultura lo ha reso con « Proteggere il patrimonio. Rinnovare, resistere, reinventare », la Francia con « Patrimoine en péril : raviver, résister, réimaginer ». La Valle d’Aosta ha scelto parole sue, e il suo « Patrimonio a rischio » resta più vicino all’originale inglese del titolo nazionale. Tre traduzioni per una stessa idea, e solo il verbo resistere passa ovunque senza ritocchi.

Il programma valdostano si legge anche in francese. La brochure della Regione stampa l’introduzione su due colonne, italiano e francese a fronte, e il sito della rassegna ha la sua versione francese, dove il tema diventa « Patrimoine en danger. Renouveler, résister, réinventer ». Le schede dei singoli appuntamenti restano per lo più in italiano, con qualche titolo in francese, come Tissus d’histoire, sabato 26 nella chiesa parrocchiale di Saint-Maurice a Sarre. Per chi arriva da Torino o da Milano, è un assaggio di una regione che pubblica in due lingue.

La Regione pubblica il programma completo su valledaostaheritage.com.

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